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Switch off: da MPEG-2 a MPEG-4

Dal 15 ottobre, come ormai sappiamo bene, è la data fissata per l’inizio dello switch off, l’importantissima “rivoluzione” nell’ambito del digitale terrestre e della televisione che vedrà lo spegnimento di alcune frequenze di trasmissione e il mutamento dei modelli attualmente utilizzati per la trasmissione delle frequenze. 

Si tratta di un importante cambiamento che coinvolgerà tutte le regioni italiane e che è stato pensato con il fine ultimo di liberare alcune frequenze attualmente utilizzate dal digitale terrestre, per fare spazio all’introduzione del 5G nel nostro Paese.

Sarà un passaggio graduale, pensato per coinvolgere via via tutto il territorio italiano, che si svilupperà in diverse fasi. Se vuoi sapere le date importanti per lo Switch Off da segnare in calendario, regione per regione, puoi recuperare il nostro articolo su come prepararsi allo switch off.

L’ormai “famoso” Switch Off, non solo seguirà diverse fasi in relazione alle diverse aree di Italia, ma anche a livello tecnico, questo passaggio dovrà essere effettuato attraverso più fasi.

In questo articolo vediamo più nel dettaglio, in che cosa consiste tecnicamente lo switch off, concentrandoci sulla prima delle due fasi fondamentali di questa “rivoluzione” ovvero il passaggio dalla codifica MPEG-2 a quella MPEG-4

Da MPEG-2 a MPEG-4: cosa cambia con lo Switch Off? 

Come abbiamo già detto, a livello “tecnico” possiamo dire, semplificando, che lo Switch Off si svilupperà attraverso due fasi o meglio due grandi cambiamenti nei modelli di trasmissione e nelle tecnologie utilizzate. 

Se infatti, l’obiettivo “finale” dello Switch Off è il passaggio dallo standard di trasmissione DVB-T allo standard DVB-T2, per liberare le frequenze attualmente occupate, questo cambiamento sarà preceduto da un’altra variazione ovvero quella che vedrà abbandonare l’attuale standard di codifica MPEG-2 in favore del più moderno MPEG-4.

Perché questo? E cosa significa? Facciamo prima un po’ di chiarezza.

Partiamo dalle differenze tra i due standard di codifica MPEG-2 e MPEG-4. Il primo è stato introdotto nel 1994 ed è quello attualmente utilizzato dalla televisione italiana, mentre il MPEG-4 è stato introdotto qualche anno più tardi, nel 1999. 

Per semplificare, potremmo dire che lo standard di codifica MPEG-4 è quello comunemente utilizzato ormai da tempo per i video che riproduciamo su internet, mentre lo standard MPEG-2 risale a qualche tempo più indietro ed è quello che è stato ampiamente utilizzato nell’era dei DVD. 

Ma quali sono le differenze tra MPEG-2 e MPEG-4? 

Senza entrare troppo nello specifico, possiamo dire che lo standard di codifica MPEG-4 riesce a garantire una compressione dei contenuti migliore rispetto al MPEG-2 e questo nella pratica significa che, sfruttando MPEG-4, è possibile aumentare la qualità video a parità di spazio o frequenze occupati oppure è possibile mantenere la stessa qualità video, ma utilizzando molto meno spazio e frequenze. 

Proprio quest’ultimo punto è alla base del passaggio da MPEG-2 a MPEG-4 per lo Switch off della televisione. Attraverso questo prima operazione, infatti, sarà possibile liberare già un po’ di spazio nelle frequenze utilizzate attualmente, per favorire l’introduzione del 5G ma, al contempo, senza perdere in qualità per quanto riguarda le trasmissioni televisive. 

Tuttavia, lo Switch Off non prevede soltanto il passaggio da MPEG-2 a MPEG-4, ma anzi si concentrerà soprattutto su un altro cambiamento che vedrà l’attuale standard di trasmissione DVB-T cedere il posto allo standard DVB-T2. Sarà proprio questa variazione a liberare una grande quantità di frequenze per facilitare così l’arrivo del 5G. 

Perché, dunque, la fase preliminare con il passaggio dal sistema di codifica MPEG-2 al MPEG-4?

La prima fase dello Switch Off è in realtà estremamente importante per far sì che, con l’arrivo di questa grande rivoluzione, una larga parte della popolazione italiana non rimanga “tagliata fuori”. L’arrivo del nuovo standard di trasmissione DVB-T2 è infatti un grande cambiamento che comporta però anche un’importante questione: quanti italiani possiedono un televisore o un dispositivo già in grado di ricevere le nuove trasmissioni con DVB-T2? 

Ovviamente questo cambiamento non comporta problemi per chi possiede dispositivi di ultima generazione, ma i televisori meno recenti potrebbero non essere abilitati al nuovo standard di trasmissione e, di conseguenza, molte persone saranno costrette ad acquistare un nuovo dispositivo o un decoder da associare al televisore già posseduto.

Da qui nasce la necessità di effettuare lo switch off attraverso diverse fasi e proprio qui entrano in gioco MPEG-2 e MPEG-4

Il sistema di codifica audio/video MPEG-4 risulta infatti già ampiamente integrato e supportato in un vastissimo numero di dispositivi e televisori. Di conseguenza, questo passaggio è reso così meno drastico e potrebbe facilitare di molto le operazioni per lo swtich off, includendo già un vasto numero di TV italiane già “pronte” ad accogliere questo cambiamento. 

In ogni caso, anche sfruttando il passaggio tra MPEG-2 a MPEG-4, secondo il MiSE sono oltre 10 milioni le TV italiane che ancora sfruttano il sistema di codifica MPEG-2 e che non integrano il MPEG-4

Si tratterà quindi di una vera e propria rivoluzione che coinvolgerà tutti e che dovrà essere supportata (come già si sta facendo attraverso incentivi informazione), per fare in modo che tutti possano accogliere con facilità l’imminente switch off. 

E tu sei pronto/a per lo Switch Off? Se non ne hai la certezza, abbiamo scritto un articolo in cui spieghiamo come controllare se la propria TV è idonea e “pronta” per accogliere questo cambiamento alle porte

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